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sabato 18 luglio 2015

L'amante di Lady Chatterley - D.H. Lawrence

TRAMA: Connie Chatterley è moglie di sir Clifford, un aristocratico che in seguito a una ferita di guerra è diventato impotente (metafora della sterilità intellettualistica della sua cultura e della sua classe). Connie desidera la maternità e la sua carica vitale la spinge verso il guardacaccia Mellors. Nasce tra i due una passione e quando Connie si accorge di aspettare un bambino, lascia il marito e va a vivere insieme a Mellors. Per il verismo tattile con il quale racconta l'amore sessuale, per la critica aperta alle convenzioni sociali, per l'apparente esaltazione dell'adulterio, l'opera più famosa di Lawrence (colpita da sentenze di oscenità e volgarità) uscì "purgata" nel 1928, in Inghilterra; sarà pubblicata in edizione integrale solo nel 1960.

PUBBLICATO DA: Edizioni varie, in esempio Feltrinelli € 8,08 / pag.446

VOTO: 8/10

GIUDIZIO: C'è voluto un po prima che approcciassi L'amante di Lady Chatterley senza quei pregiudizi che hanno reso questo classico un opera di "nicchia" qui in Italia. 
Una volta preso coraggio ho iniziato a leggerlo con interesse e con mia grande sorpresa ho scoperto che una pagina tirava l'altra, portando avanti la lettura non in maniera frenica, ma bensì riuscendo a gustare frase per frase, pagina per pagina fino ad arrivare all'appagamento dei sensi in un finale particolare, ma con un suo perchè ben chiaro e definito.
La bravura di Lawrence è stata quella  di saper rappresentare in modo magistrale un epoca progressista,  mantenendo tuttavia un apparenza di moralità retrograda di stampo quasi puritano.  
Fondamentale in questo romanzo è stato l'elemento femminile in quanto la donna viene  descritta come un essere umano sensuale, bisognoso di passioni ma sopratutto di una realizzazione personale che esula dal suo ruolo di "angelo del focolare" che si prodiga unicamente alla soddisfazione dei bisogni del marito, sopprimendo in fondo all'anima le sue  necessità sacrificando così la sua stessa felicità. L'uomo non viene più visto come protagonista di quel  nucleo famigliare che aveva caratterizzato le società di millenni addietro, ma viene visto,bensì,  come strumento del soddisfacimento del piacere femminile.  Una donna quindi può essere libera di prendere le sue decisioni in barba all'opinione pubblica. Tutto questo viene dimostrato con scene di sesso un po' rozze ma  piene allo stesso tempo di una poesia sensuale sconosciuta all'epoca e che ha impedito a quest'opera di  di essere stampata nella sua interezza per molto tempo.
Molti sono i monologhi di stampo Joyciano che  prendono vita in un discorrere continuo che richiama il flusso di coscienza. Tuttavia,per quanto questi possono sembrare noiosi,  catturano invece l'attenzione del lettore con la prosa magistrale di uno scrittore che ha  davvero qualcosa da dire.
Quest'opera inoltre,  con lo scorrere delle pagine, riveste il ruolo di trincea, diventando linea di demarcazione tra epoche nettamente diverse tra loro. Si scontrano così un passato ormai decadente, che stringe tra le sue dita avvizzite e deboli la contemporaneità e un futuro incalzante che, differentemente,  è forte e prepotente.
Ma alla fine il vecchio passato è costretto a cedere lo scettro, una sconfitta che l'autore rappresenta perfettamente con le sue magistrali metafore:
"Gli eredi impartirono immediatamente l'ordine di demolire Shipley. Costava troppo tenerla in piedi... Così il castello fu distrutto. Il viale di tassi fu abbattuto...furono tracciate nuove stradine fiancheggiate da abitazioni bifamiliari molto confortevoli!"
Il castello, rappresentante di una classe sociale antiquata, assiste così alla sua rovinosa fine
"Un Inghilterra  ne cancella un altra. L'Inghilterra dei cavalieri Winter e delle Wragby Hall era sparita, morta per sempre..."
Ma Lawrence ci fa capire che tutto ha un senso e che la stessa società Inglese,così rigida e conformista, non può sottrarsi all'inevitabile scorrere degli eventi.
Questa,tuttavia, è un opera che necessita di essere letta per essere compresa appieno. Quindi che cosa state aspettando?

venerdì 14 novembre 2014

Bella è la gioventù - Hermann Hesse

TRAMA:In questi tre racconti, scritti tra il 1907 e il 1908, il momento autobiografico e l′affettuosa, sorridente rievocazione di un mondo caro ormai perduto divengono vera e propria poesia del ricordo, della lontananza, del silenzio, della natura. Lo squisito dosaggio di possibilità epiche e liriche, di realismo e fantasia, di acutezza di osservazione e sogno si apre a una scrittura limpida e serena che rapisce e incanta proponendo quella intensità e quella dolcezza di sentimenti proprie della giovinezza: è dunque al mito di un′età in cui la magia del cuore e dei sensi assume una valenza specialissima e unica, pura e incontaminata, che Hesse dedica queste pagine, frammenti di memoria vissuta o immaginata, squarci delicati e felicissimi di giorni passati, bagliori nostalgici che illuminano il presente.

PUBBLICATO DA:Tascabili economici Newton

VOTO: 7 

GIUDIZIO:
Sicuramente tutti voi conoscerete Hermann Hesse per aver letto, magari durante l’adolescenza, il suo libro più conosciuto: Siddharta, o forse nella vostra vita vi sarete imbattuti in un altro suo libro famoso: Il lupo della steppa, o avrete passato un bel pomeriggio leggendo dei sentimenti di Narciso e Boccadoro. Sono libri letti e conosciuti in tutto il mondo.
Bella è la gioventù è un libro meno noto rispetto a quelli precedentemente citati, scritto tra il 1907 e il 1908, composto da circa cento pagine. Contiene tre racconti nei quali si narra di una storia d’amore, o per meglio dire di innamoramenti giovanili, di cui ovviamente non vi dirò l’esito. 
Nel primo racconto si legge di uno studente che torna a casa per le vacanze estive e vive quel turbamento e quel momento di incertezza che ogni studente fuori sede ha provato almeno una volta nella vita, la sensazione di straniamento e di gioia che accompagna il ritorno nei luoghi dell’infanzia. Nel secondo racconto, invece, troviamo un uomo adulto alle prese con i suoi ricordi, con uno in particolare, una ragazza bionda amata anni addietro. Nel terzo e ultimo episodio Hesse racconta la vicenda di un ragazzo in età da matrimonio che ha seri problemi nel dichiararsi alla ragazza dei suoi sogni a causa della sua timidezza.
Se ci soffermiamo sul titolo sembra che l’autore voglia osannare la verde età, però, ad una visione d’insieme dell’opera, il messaggio che Hesse vuole trasmetterci appare ambiguo, perché se da una parte il libro è pieno di descrizioni solari e positive dell’età giovanile dall’altra nei suoi protagonisti è sempre presente una vena di malinconia, o comunque un disagio sociale, sia esso una mancanza di ardire o un’eccessiva timidezza o ancora un eccesso di anni, disagi che non permettono di godere a pieno di questa felicità. 
Si è giovani una volta sola, ma non se ne ha pienamente coscienza, ed è questo che spesso rende la nostra vecchiaia piena di rimpianti. 
 In questo libro si ritrova tutto lo stile dell’autore: le lunghe descrizioni degli ambienti, la costante presenza della natura, la riflessione sulla condizione umana, in particolari modo sulla solitudine dell’uomo che diventa più evidente durante le ore notturne, il lento e inesorabile incedere del tempo, la spensieratezza giovanile e i rimpianti dell’età adulta, la caducità delle cose belle e preziose, il rapporto tra realtà e sogno, la realtà vista attraverso la lente caleidoscopica delle emozioni, e la rappresentazione di un mondo così lontano dal nostro, ma con caratteri simili. 
In fondo, l’uomo non cambia mai troppo.


RECENSIONE DI: ANTONELLA LOMUTO



sabato 5 novembre 2011

La Celestina - Fernando de Rojas

Ho da poco finito di leggere quella che è stata una delle più grandi tragicommedie del passato "La Celestina".
Voglio essere sincera, non sono riuscita ad apprezzare a pieno il gusto di quest'opera, forse per il fatto che più che una tragicommedia quella che ho letto mi è sembrata una commedia dell'assurdo, piena anche di monologhi pesanti e privi di qualsiasi brivido. Di classici ne ho letti tanti ma questo purtroppo non mi ha entusiasmata. Mi aspettavo una storia appassionante come Romeo e Giulietta ma si sa, se Shakespeare è conosciuto anche dai bambini di otto anni un motivo ci sarà!
Sicuramente passerò per eretica ai tanti estimatori di Rojas ma come si suol dire "De Gustibus".




LA CELESTINA:




L'opera, cominciata a titolo di divertimento, come rappresentazione diretta della realtà, si è poi trasformata gradatamente, su una trama di delicata psicologia, in un intrigo di passioni, che si scioglie fatalmente nel lutto e nella tragedia. L'ordito della commedia è di una semplicità lineare:
Calisto, entrando in un giardino per rintracciarvi il suo falcone, s'incontra con Melibea, la cui bellezza subitamente lo abbaglia: una visione, seguita da una pienezza affettiva, che lo esalta e lo porta a esaltare. Le prime parole d'amore, che gli sgorgano dal cuore in tumulto, sono ascoltate sdegnosamente da Melibea, che lo respinge sentendosi colpita nel suo onore. In preda alla disperazione Calisto, tornato a casa, non è più padrone di sé.
Invano il suo servo Sempronio lo mette in guardia contro gli inganni dell'amore.Sempronio lo consiglia allora di rivolgersi a Celestina, una vecchia mezzana, che in amore sa piegare le volontà ribelli.
Accecato dalla passione e ignaro della via ignobile per cui si mette. Calisto manda Sempronio a chiamare e Celestina e l'accoglie in casa senza ascoltare Parmeno, l'altro suo servitore, che gli fa presente la figura di quella mala femmina, esperta di tutti i raggiri, simulatrice astuta e sempre pronta a favorire il vizio e a gettare nel disonore le sue vittime per cavarne danaro.
Da una parte, Calisto: la realtà di un'amore umano che si dona tutto al suo sogno e che, aspirando alla bellezza ideale, si angoscia e si tormenta, incurante dei mezzi pur di trionfare e di giungere al suo fine. Dall'altra parte, la Celestina: un'anima perversa, che calcola soltanto il proprio interesse materiale, e lo esige sfacciatamente, e vi provvede con un'intelligenza lucida e perspicace, piegando senza scrupolo ai propri fini ogni impeto generoso di natura o la forza bruta dell'istinto.

E Celestina, sollecitata e pressata da Calisto, si mette all'opera. Con un pretesto che le è fornito da una delle sue molteplici attività, ella penetra nella casa di Melibea e riesce a parlarle da sola. Melibea, quando crede di comprendere le ambigue parole della vecchia, si chiude nel suo orgoglio di donna e s'indigna che si sia dubitato della sua onestà.
Ma Celestina, con proteste ipocrite, le spiega che è venuta a chiederle il suo amuleto, per guarire Calisto che soffre di un terribile mal di denti. Senza più motivi, lo sdegno di Melibea sfuma d'incanto e subentra in lei la compassione. Ella è donna, o perciò portata a compatire.
Dalla materna pietà germina l'amore, che divampa impetuoso nella sua anima, stringendola alla vecchia mezzana, divenuta necessaria anche per lei.
E Celestina, che bada soltanto al proprio interesse, ne approfitta, portando i due giovani innamorati al loro primo colloquio notturno. Sempronio e Parmeno si recano allora alla casa della vecchia, per avere la loro parte del premio del lenocinio; e poiché ella rifiuta, senz'altro la uccidono. Afferrati dalla polizia, accorsa sul luogo del delitto, essi vengono consegnati al boia.

L'AUTORE:



Fernando de Rojas è stato uno scrittore spagnolo di identità incerta, spagnolo perché svolse la sua attività, a quanto pare, in Spagna. Da alcuni gli viene attribuita la paternità di uno dei capolavori della letteratura spagnola, La Celestina.
Pare si trattasse di un ebreo convertito: è questa una delle ragioni dell'incerta identità e della dubbia attribuzione. Il titolo completo di quest'opera è La comedia de Calixto y Melibea oLibro de Calisto y Melibea y de la puta vieja Celestina. Pubblicata nel 1499 inizialmente in 16 atti e dopo due anni in una nuova edizione in 21 atti, ha avuto numerosissime edizioni, a riprova della sua enorme fortuna.
Purtroppo non ci sono pervenute molte altre informazioni riguardo la sua vita e questo è servito a creare un alone di mistero intessuta intorno ad essa.

lunedì 24 ottobre 2011

Jane Eyer nuova produzione cinematografica

Esce ad Ottobre l'ultimo degli adattamenti cinematografici dedicati all'opera più famosa di Charlotte Bronte.
Non posso di certo perdermelo da brava fan di questo grande romanzo anche se non ho potuto non storcere il naso una volta venuta a conoscenza che l'attrice che interpreterà Jane è la stessa che ha avuto il ruolo di Alice in the wonderland di Tim Burton. Non che non sia brava, ma non mi garba molto come interprete.


"Il pensiero di lui era ancora con me; perchè il mio amore non era una nebbia che il sole poteva dissipare, nè un'impronta sulla sabbia che le tempeste potevano cancellare. Il suo nome era inciso sul marmo, e come il marmo duraturo..."


TRAMA DEL FILM JANE EYRE: 
Jane Eyre fugge da Thornfield House, la residenza dove lavora come governante per il ricco Edward Rochester. L'isolamento e l'austerità del luogo, oltre alla freddezza di Mr. Rochester, hanno infatti lasciato in segno sulla giovane Jane, nonostante la scorza dura che la vita in orfanotrofio le aveva fatto sviluppare. Riflettendo sul suo passato, e ritrovando la sua naturale curiosità, Jane farà ritorno alla dimora di Mr. Rochester e al terribile segreto che egli nasconde.

USCITA CINEMA: 07/10/2011
REGIA: Cary Fukunaga
SCENEGGIATURA: Moira Buffini
ATTORI: Mia Wasikowska, Michael Fassbender, Jamie Bell, Imogen Poots, Judi Dench, Sally Hawkins, Jayne Wisener, Sophie Ward, Tamzin Merchant, Simon McBurney, Harry Lloyd, Holliday Grainger, Emily Haigh, Rosie Cavaliero


FOTOGRAFIA: Adriano Goldman
PRODUZIONE: BBC Films, Focus Features, Ruby Films
DISTRIBUZIONE: Videa-Cde
PAESE: Gran Bretagna 2011
GENERE: Drammatico, Sentimentale
DURATA: 120 Min
FORMATO: Colore





lunedì 29 agosto 2011

I Grandi classici



I Grandi classici sono quei libri che hanno segnato il nostro passato letterario irrimediabilmente. Provate a pensare come sarebbe la letteratura d'amore senza Autrici come Jane Austen o Emily Bronte, come sarebbe la narrativa senza quel genio di Shakespeare o come sarebbe il romanzo di fantascienza senza il Frankenstein di Mary Shelley... per me è impossibile ed è per questo che trovo doveroso dedicare ogni tanto un post per commemorare ciò che già è stato prontamente elogiato nel corso dei secoli.
Parto da uno dei miei classici preferiti. "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde. Certo non brillerò per originalità ma se questo romanzo è cosi conosciuto ed è così apprezzato anche dalle masse popolari ci sarà un motivo!

« Now, wherever you go, you charm the world. Will it always be so?... »


ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1891

VOTO: 8.5

GIUDIZIO: Dorian Grey è un giovane dotato in un eccezionale bellezza che lo porterà ad essere
l'ispirazione di Basil Hallward talentuoso pittore dell'epoca. Il risultato della creatività di Basil è un eccezzionale ritratto che stimolerà il lato più oscuro del protagonista.
Dorian non tollera l’idea che il tempo lo faccia invecchiare, mentre i quadri del suo amico Basil non muteranno mai.
Esprime così il desiderio che i segni inevitabili che la vita lascia sulle persone possano essere rivolti al suo ritratto, e non a sé stesso.
Da quel momento, come per incanto, qualsiasi cosa egli faccia, qualsiasi azione egli commetta, i tratti del suo volto muteranno solo nella tela e non toccheranno minimamente la bellezza e la gioventù della sua persona.
Mentre il quadro porta i segni dell’età che avanza, l’anima di Dorian porta quelli della progressiva decadenza morale, alla quale l’eccessiva dedizione al culto del bello e della superficialità lo ha portato.
Il suo ritratto diventa lo specchio dell’anima.
Questo è un libro ricco di passione, di emozione, di sentimenti, di personaggi contraddittori e di aforismi degni di essere ricordati.