giovedì 22 gennaio 2015

Il matematico indiano - David Leavitt

TRAMACambridge, 1923. G.H. Hardy è considerato, nonostante i suoi trentacinque anni, uno dei più brillanti matematici del suo tempo. Un giorno, però, riceve una lettera da un anonimo impiegato indiano, il quale dichiara di aver risolto un importante e complesso problema matematico che lo stesso Hardy cita in un suo scritto, senza saperne offrire una soluzione. Inizialmente perplesso, Hardy decide però di sfruttare l'occasione del viaggio in India di alcuni amici per conoscere Srinivasa Ramanujan, il misterioso impiegato, e scoprire se si tratta di un vero genio matematico o di un impostore. Troverà, al suo arrivo, un giovane che, pur avendo fallito in ogni tipo di studio, ha un talento assoluto per il calcolo. Tra Hardy e Ramanujan comincerà così un rapporto quasi simbiotico, di collaborazione nella ricerca ma anche di amore, incredibilmente fruttuoso ma destinato a risolversi in modo drammatico, con la presa di coscienza da parte del giovane indiano della propria identità e il conseguente esaurimento del rapporto di reciproco bisogno tra i due studiosi.
PUBBLICATO DA: Mondadori (2008) – 593 pagine 11,00€ (edizione tascabile)

GIUDIZIO: 4

RECENSIONE: Ho acquistato questo libro essendo stato attirato soprattutto dal titolo. Non sono un matematico, ma la matematica mi è sempre piaciuta abbastanza e mi sembrava interessante l’idea di un romanzo basato sulla vera storia di un matematico un po’ fuori dagli schemi. Difatti questo romanzo è tratto dalla storia di Srinivasa Ramanujan il vero matematico indiano vissuto tra il 1887 e il 1920. La vicenda comincia dal ricevimento di una misteriosa lettera proveniente dall’India, da parte di un noto docente di matematica di Cambridge, G.H. Hardy. Nella lettera Ramanujan si presenta come un umile impiegato del porto di Madras, in India, e afferma di avere ottenuto importanti risultati che vorrebbe fossero valutati da Hardy e pubblicati. Dopo varie vicissitudini Hardy si convince della validità del lavoro di Ramanujan e cerca di convincerlo a trasferirsi in Inghilterra per perfezionare l’apprendimento della matematica presso Cambridge.
Il romanzo prosegue mischiando le vicende della vita di Hardy che si divide fra lavoro al college, incontri con gli altri colleghi, con la sorella Gertrude, e quella di Ramanujan che prima deve scontrarsi con la propria cultura per affrontare il trasferimento in Inghilterra e poi deve ambientarsi e cercare di adattarsi allo stile di vita inglese e del college di Cambridge.
Dopodiché arriva lo scoppio della prima guerra mondiale che stravolge la vita di tutti. E a questo punto ho abbandonato la lettura. Sono rimasto molto deluso in quanto la narrazione è molto lenta, ci sono parti in cui si parla di rapporti omosessuali, a quanto pare molto diffusi nel college di Cambridge, che sembra di leggere un “Harmony” (con tutto il rispetto), e inoltre vengono espresse formule matematiche incomprensibili ai non addetti ai lavori, inserite qua e là nel testo senza capire da dove arrivano e dove vogliono arrivare, se non dimostrare la genialità di Ramanujan. Probabilmente mi aspettavo una cosa diversa, ma comunque sia sono arrivato a due terzi del libro con molta fatica e poi ho deciso di abbandonarlo.
Forse leggerò altro di Leavitt, ma per quel che riguarda questo libro, non mi sento di consigliarlo.