mercoledì 4 dicembre 2013

A volte ritorno - John Niven

TRAMA:Dopo una vacanza di qualche secolo Dio è tornato in ufficio, in Paradiso, e per prima cosa chiede al suo staff un brief sugli ultimi avvenimenti. I suoi gli fanno un quadro talmente catastrofico - preti che molestano i bambini, enormità di cibo sprecato e popolazioni che muoiono di fame... - che Dio si vede costretto a rimandare giù il figlio per dare una sistemata. JC (Jesus Christ) gli dice: "Sei sicuro sia una buona idea? Non ti ricordi cosa è successo l'altra volta?" Ma Dio è irremovibile. Così JC piomba a NY, dove vive con alcuni drop-out e ha modo di rendersi conto in prima persona dell'assurdità del mondo degli uomini. E cerca, come può, di dare una mano. Il ragazzo non sa fare niente, eccetto suonare la chitarra. E riesce a finire in un programma di talenti alla tv. Un gran bel modo per fare arrivare il suo messaggio a un sacco di gente. Ma, come già in passato, anche oggi chi sta dalla parte dei marginali non è propriamente ben visto dalle autorità.

PUBBLICATO DA: Einaudi 2012, 381 pag, brossura

VOTO: 8

GIUDIZIO: Questo è un libro irriverente, volgare e scurrile. Trasuda ironia da ogni riga e leggendolo a ogni pagina mi sono fatta  grasse risate. 
Bella l'idea del paradiso, dell'inferno di Satana e di Dio e ben fatta la descrizione del ritorno sulla terra di nostro signore Gesù Cristo. 
Dio, ovviamente, deluso dalla piega che sta prendendo la vita sulla terra decide  di rimboccarsi le maniche e manda suo figlio a fare il lavoro sporco. Gesù è un cannarolo metallaro amante della "buona" musica, che vive in maniera spartana e alla giornata tra un concertino e l'altro e il volontariato in prima linea.
Certo, per molti il linguaggio utilizzato qui è esageratamente  parolaccione  ma personalmente l'ho apprezzato perché dietro di esso vi è, per così dire, nascosto un significato molto importante: prendersi poco sul serio ma agire di più.
Infatti l'unica e vero comandamento che Dio ci ha lasciato è "fate i bravi" poco importa se si è neri, gialli,verdi o blu, gay o etero, ci si concentra troppo sugli aspetti sbagliati della vita. Mi piace molto l'idea di American popstar (poco velato il riferimento ai giudici alla base del programma nel mondo reale) e di quello che nasconde dietro. 
Questo libro ovviamente non porta nulla di nuovo, anche la paternale è trita e ritrita, quello che cambia tutto è il linguaggio espressivo che fa bere la storia dalla prima a l'ultima pagina.