martedì 27 maggio 2014

The venetian contract - Marina Fiorato

TRAMA: Costantinopoli, 1576.
Feyra, una giovane di soli diciannove anni ha da tempo deciso che non sarà mai solo una donna, tantomeno una donna sottomessa docilmente al proprio destino. Per questo motivo per lunghi anni ha studiato intensamente e con dedizione fino a diventare il medico delle donne del serraglio, in particolare della madre del sultano, Nur Banu.
In punto di morte questa le svela il mistero delle sue origini e delle proprie, insieme ad un segreto che la porta dritta tra le braccia della Serenissima Repubblica di Venezia, da sempre nemica dell’Impero Turco.
Prima di rendersene conto Feyra si trova a dover fare i conti con le proprie origini che la legano nientemeno che al Doge, imbarcata su un vascello che trasporta Death, un uomo che è esattamente ciò che il suo nome annuncia: la morte per Venezia, la Peste.
Da quel momento inizia per Feyra una ricerca verso il significato dell’anello datole dalla madre morente: cosa significano i quattro cavalli fermati nel vetro? Cosa porteranno a lei e alla Regina dei Mari?
Le domande si affollano nella sua mente e le risposte scarseggiano mentre Feyra vive e lavora nella dimora dell’architetto chiamato in quella città per volere del Doge stesso, Andrea Palladio. Ed è proprio mentre si trova in quella casa che incontra Annibale Cason, medico della peste. È lui che la nasconde quando diventa una ricercata ed è con quello strano uomo che indossa sempre una maschera con un lungo becco che Feyra si sente finalmente a proprio agio, finalmente serena, forse proprio per la passione comune che hanno, orientati allo stesso obiettivo: curare gli ammalati.
Tuttavia l’amore non è sempre sufficiente a superare barriere di religione e passato, o a combattere la terribile Peste…

PUBBLICATO DA. John Murray

Testo in lingua Inglese

VOTO: 7,5

GIUDIZIO: Dopo aver letto della stessa autrice ‘La ladra della Primavera’ e ‘La Gemma di Siena’, non ho avuto la pazienza di aspettare la traduzione italiana degli altri suoi scritti, così mi sono diretta verso l’originale inglese. Sicuramente è un peccato che questo libro non sia ancora stato tradotto perché descrive la bella Venezia del Cinquecento con attenzione e cura, ricostruendo il periodo della peste con precisione, ma aggiungendo allo stesso tempo quel tanto di mistero da affascinare il lettore dall’inizio alla fine.
Due uniche pecche fondamentali in questa narrazione: una opinabile e una oggettiva. Non mi è piaciuto il finale. Niente di terribile, solo che non mi ha entusiasmata. Non era come me lo immaginavo, cosa su cui posso facilmente soprassedere se si rivela migliore delle aspettative, ma non è stato questo il caso.
La pecca oggettiva, cioè quella cioè che trascende dal mio gusto personale, sono gli errori in lingua italiana e veneziana. Il libro è stato scritto per un pubblico anglofono, che quindi magari non coglie le imprecisioni, se queste si manifestano nella lingua straniera, ma anche pochi errori, quando capitano sotto gli occhi di chi li riconosce, sono molto più fastidiosi ed evidenti di quanto il loro scarso numero meriterebbe. A scanso di equivoci ho anche cercato, ma ‘La chiesa del Santissimi del Redentore’ proprio non esiste, né in italiano né a Venezia.