martedì 7 luglio 2015

Dio di illusioni - Donna Tartt

TRAMA:Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro insegnante di greco antico, un esteta che esercita sugli allievi una forte seduzione spirituale. A loro si aggiunge un giovane piccolo borghese squattrinato. In pigri weekend consumati tra gli stordimenti di alcol, droga e sottili giochi d'amore, torna a galla il ricordo di un crimine di inaudita violenza. Per nascondere il quale è ora necessario commeterne un altro ancora più spietato...

PUBBLICATO DA: Rizzoli (1992), 622 pp. - 15,00 €

VOTO:  0/10

GIUDIZIO:
Questo romanzo datato 1992 è la prima pubblicazione di Donna Tartt, riproposto lo scorso anno da Rizzoli in edizione rilegata, dopo la vincita del Premio Pulitzer da parte dell’autrice per il romanzo “Il cardellino”.
La storia è ambientata in un esclusivo college situato in un paesino tra le montagne del Vermont. Sei ragazzi vi studiano greco antico guidati dal professor Julian, un professore carismatico che sa farsi amare dai propri studenti.
Nel tentativo di imitare i riti dedicati al culto di Dioniso nell’antica Grecia, quattro di loro commetteranno un omicidio, a cui ne seguirà un altro ben più drammatico.
Richard, anche egli compagno di corso dei quattro ragazzi, narra la vicenda con gli occhi di un osservatore che inevitabilmente ad un certo punto viene coinvolto nella vicenda.

Ho acquistato questo romanzo ancora ebbro dalla lettura de “Il cardellino”, puntando ad occhi chiusi sul nome dell’autrice, sicuro di fare centro. Nella realtà dei fatti, è stata una delusione totale.
L’ho trovato molto faticoso da completare, non tanto per le citazioni e i riferimenti culturali all’antica Grecia ai quali non sono particolarmente interessato, quanto invece per il ritmo molto lento della narrazione. La maggior parte della storia infatti consiste in una ricostruzione degli eventi che hanno portato ai due omicidi, e alla narrazione degli eventi che ne conseguono, in uno stile da “elenco della spesa”.
Non ci si sposta quasi mai dal college o dal paese intorno, e a parte le bevute o il variegato uso di farmaci vari, i protagonisti non sembrano particolarmente interessati ad altro.
Non è un vero e proprio thriller, quanto più una riflessione su ciò che è accaduto e sul fatto che forse si poteva evitare, o quantomeno fosse stato giusto evitare ed oltre alla storia principale non vi sono argomenti secondari che fanno da contorno, come nei classici thriller.
Mi sarei aspettato decisamente di più dopo aver letto “Il cardellino”, ma bisogna anche dire che sono trascorsi ventidue anni e la Tartt scrisse questo romanzo a soli ventinove anni di età.

Non consiglio la lettura e soprattutto se avete letto “Il cardellino” non pensate a niente del genere.