mercoledì 9 gennaio 2013

La ladra della primavera - Marina fiorato


Gentili lettori, se avrete orecchio per ascoltarmi, vi vorrei far conoscere una storia davvero interessante..
Si tratta della nascita della Primavera di Botticelli, sì non mi sono confusa con la Nascita di Venere dello stesso artista, ma mi sto proprio riferendo allo stadio embrionale della meravigliosa opera che ancor oggi ammiriamo agli Uffizi di Firenze. In questo romanzo ci troviamo a seguire la modella che posa per la figura di Flora, Luciana Vetra da una normale nottata di lavoro a un’odissea di enigmi che la porteranno, da Firenze, a ogni angolo della non ancora esistente Italia.
Siamo nel 1482 nella Firenze medicea, al seguito della sua rosa più bella, Luciana, sedicenne che fa di professione la Cortigiana, tanto per esprimermi in termini un attimo più raffinati di quelli che utilizzerebbe lei, ne sono sicura. Questa ragazza è talmente bella che il maestro Botticelli la vuole come protagonista del suo dipinto nelle vesti di Flora. Qualcosa va storto durante la seduta, tanto che non solo l’artista la caccia a male parole, ma addirittura rifiuta di pagarla. A questo punto chi si sente di biasimare la poverina se, a titolo di risarcimento, decide di prendere con sé il disegno preparatorio della tela e lasciare al suo posto un opuscolo dei francescani? Nessuno (anche se avrei qualcosa da ridire sull’opuscolo a mo’ di firma..). Per farla veramente breve Luciana scopre di essere in pericolo di vita per quel furto e chiede aiuto all’unica persona che le viene in mente: Frate Guido, il francescano che (il giorno stesso) le aveva lasciato l’opuscolo e aveva cercato di redimerla dalla sua stessa professione e vita. Entrambi si trovano a dover scappare da nemici invisibili ma pericolosissimi, disposti a uccidere senza pietà o ragione e l’unica speranza di sopravvivenza sta nel mettere insieme la praticità spiccia di Luciana e la cultura dell’affascinante frate che la accompagna, Guido della Torre, alla ricerca del significato nascosto da quelle magnifiche pennellate.
Non voglio svelare nulla, rovinerei la sorpresa al lettore, ma nulla è scontato e avventura, sorpresa, colpi di scena e amore si susseguono, annodano e intrecciano come fiori e rampicanti.


Pubblicato da: Casa editrice Nord

Voto: 10

Recensione:Secondo me un romanzo è veramente bello quando, finita l’ultima pagina, hai voglia di ricominciare dalla prima. Con La ladra della Primavera, l’ho fatto davvero.
Ho appena  finito di leggere questo romanzo, tutto d’un fiato nell’arco di tre giorni e, come si sarà capito, mi è piaciuto immensamente. Luciana è incredibilmente schietta e diretta, decisamente trasparente, come il nome che porta.
Coerente e concreto, soprattutto per atteggiamenti e linguaggio, in particolare se si accostano i due protagonisti: lui è cresciuto nella conoscenza e elle buone maniere oltre che nella cultura, lei si è arrangiata alla meglio, con i mezzi che aveva, ma la strada che fanno insieme li aiuta a crescere e imparare l’uno dall’altra, caratteri e linguaggio con loro. Perché se uno può dire di conoscere le Lettere, l’altra può dire la stessa cosa della vita.
Sono rimasta profondamente colpita dalla bellezza di Guido per come viene descritto sia fisicamente che caratterialmente: è un uomo, con forze e debolezze che ad un certo punto della propria vita  si trova a dover affrontare i propri demoni, paradossalmente rappresentati dalla chiesa, corrotta e falsa. Il suo carattere si trova a dover fare i conti con questioni irrisolte, a cambiare opinione e scoprire nuove certezze, magari a costruirsele con le proprie mani. Allo stesso modo è straordinaria la figura di Luciana (anche se sedici anni mi sembrano davvero pochi!): forza di volontà, indipendenza e intelligenza spicciola convivono in questa donna straordinariamente bella e risoluta. Ma rimane una donna vera, anche lei con le sue paure e incertezze che combatte per la propria felicità.
Se andassi avanti con i miei entusiastici commenti ho paura che finirei con il tradirmi e rovinerei la sorpresa a chi lo leggerà, errore che non intendo commettere.
Chiudo in semplicità: un romanzo assolutamente splendido.