venerdì 20 novembre 2015

Racconto n.4 - La vaccinazione antiinfluenzale

Quando la Befana aprì la porta della stanza d’albergo, rimase esterrefatta. Disseminate negli angoli della stanza erano ben visibili bottiglie vuote di rum e tequila, mentre il caos regnava sovrano all’interno dell’angusto anfratto della locanda “Il gallo d’oro”, situata sulle rive del  piccolo borgo di pescatori nel golfo del Messico. L’olezzo era nauseabondo: si fece coraggio tappandosi il naso con una mano e si addentrò all’interno. Per prima cosa, scorse due giovani prostitute seminude che svegliò, infastidita, con una serie di calci mirati al ventre, costringendole ad abbandonare il locale, non senza essersi sorbita una serie di imprecazioni in volgare spagnolo. Poi, provò a sollevare le coperte per scorgere se vi fosse rannicchiato Babbo Natale; non si era sbagliata: era proprio sotto le coltri, in evidente stato di ebbrezza. Scosse il capo, in cenno di diniego, e provò a cercare di rianimarlo: l’odore del cibo avariato, mescolato con il sudore di quei corpi, e l’aroma d’alcool, non contribuivano al risveglio del vecchietto più famoso del mondo. Aprì, così, l’unica finestra, ed una ventata di aria fresca contribuì al risveglio di Santa Claus. “Per favore, Babbo Natale, rimettiti in piedi: è la vigilia di Natale, e devi ancora iniziare le consegne. Se non ti riprendi immediatamente, manderai in frantumi tutto il lavoro di quest’anno!” L’uomo si voltò dall’altra parte: era completamente nudo, sudaticcio, e bello sbronzo. Uno strato di adipe, anomalo e malsano, lo avvolgeva e nascondeva il suo corpo. “Lasciami stare, vecchia Befana. Non ci penso neanche ad alzarmi da qui. Del resto, anche se volessi, non ci riuscirei: ho bevuto troppo, e non supererei la prova di  nessun etilometro, neanche nei paesi più tolleranti.” La Befana incalzò: “Dimmi almeno dov’è la tua ultima renna: posso provare a montare la tu slitta, se tu, nel frattempo, provi a farti una bella doccia calda.” Il vecchietto sorrise, ed indicò il tegame di stufato al centro della tavola, evidente oggetto delle abbondanti libagioni della sera precedente. “Non ci posso credere! Ve la siete mangiata, tu e quelle due sgualdrine?” “La renna non è male: all’inizio è un po’ dura, ma, condita con patate e cipolla, si gusta di più, e va giù con piacere con tequila e rum. Alla fine, quando si raffredda, è, addirittura, quasi gommosa. Ed ora, amica mia, lasciami riposare: la sto ancora digerendo.” La Befana era sconsolata: “Ma lo sai cosa significa, per l’organizzazione, questo tuo ammutinamento? Ci manderai tutti in rovina! Come faccio adesso?” La povera donna era in preda al panico, perché non riusciva neanche ad immaginare un disastro di tali proporzioni, e capiva che il tempo giocava nettamente a sfavore, contro di loro. “Chiama Carlos!” Bofonchiò Babbo Natale, e la Befana inorridì: “Questo mai! E poi, dove lo trovo, il numero di telefono?” “Nella rubrica del mio telefonino, alla voce Carlos. E’ in tasca della mia giacca rossa, con il pelo bianco: se le ragazze non ci hanno versato dentro del rum, può darsi sia ancora funzionante.” La donna agì febbrilmente, e tirò un sospiro di sollievo nel trovare il cellulare, poichè il vecchio si era definitivamente assopito, e non mostrava nessun segno di ripresa. La chiamata squillò a lungo, prima di ricevere il segnale di contatto. “Pronto?” Chiese una voce metallica. “Sono la Befana: ho un grosso problema.” Passò un attimo che sembrò un’eternità. “Sono Carlos, e risolvo problemi.” Rispose la voce metallica. “Prova con questo, allora: Babbo Natale è ubriaco fradicio, semisvenuto, dopo una notte di fuoco con due prostitute. Non ci sono più renne, non trovo la slitta, e le consegne non sono ancora iniziate. Puoi davvero fare qualcosa, o devo avvisare l’organizzazione?” “Tranquilla, bella muchacha, penso a tutto io, a patto che tu tenga la bocca chiusa. Stanotte a mezzanotte tutti i bambini e tutte le bambine del mondo riceveranno i loro regali, ed in più ci metto, a titolo gratuito, una partita  di un nuovo tipo di droga per ogni famiglia. Se non la useranno i piccoli, potrà sempre far comodo ai loro genitori. Ma tu devi stare muta con l’organizzazione, e tenere nascosto Babbo Natale, o passerai davvero un brutto quarto d’ora. Lo sai che io non scherzo mai!” “Ma sei impazzito? Droga la notte di Natale? E’ contro ogni etica civica e morale.” “Tranquilla, bella muchacha: è una droga che abbiamo già sperimentato nei vaccini antinfluenzali, ed abbiamo eseguito una vaccinazione massiccia e globale senza che nessuno si sia mai lamentato; solo qualche nazione arretrata ha protestato, ma poi ha dichiarato di averla tolta dal commercio, e quegli stupidi l’hanno bevuta. Quando dai qualcosa gratis, può essere la più nefasta schifezza, tutti la ingurgitano avidamente. Lascia fare a me, e continueremo ad avere il mondo sotto i nostri piedi. Tu, piuttosto, fai quello che ti ho detto, e non mi seccare più: bada al vecchio, tienilo occupato per tutta la vigilia, ed avrai il tuo tornaconto.” Così, come era iniziata, la telefonata si interruppe. Superato un attimo di perplessità, la Befana diede un’altra rapida occhiata in giro, e capì di essere di nuovo padrona della situazione. Si avvicinò al talamo, appoggiò un piede scalzo su una guancia del paffuto addormentato, e lo scosse energicamente. L’uomo imprecò, prima di girarsi, attratto dalla gamba affusolata e seducente che gli si parava al suo sguardo. Per attirarlo nella sua trappola seduttrice, la Befana scostò la gonna su di un fianco, mostrando un malizioso tatuaggio a forma di farfallina nella zona inguinale. Babbo Natale provò a cercare di sfiorarla con un braccio, ma era troppo sbronzo. “Tranquillo, amico mio. Vengo io sotto le coperte con te, e potrai gustare il più bel regalo di Natale di tutta la tua vita: sono sicura che ti ricorderai di questa vigilia per un pezzo, abbiamo tutta la notte da trascorrere insieme.” Santa Claus sorrise inebetito, mentre a fatica rotolava su di un fianco per creare lo spazio per accogliere vicino a sé quel dono inaspettato.
Le onde del mar dei Caraibi, nel golfo del Messico, si adagiavano placide sulla riva, mentre tutte le luci della locanda “Il gallo d’oro”, si spensero ad una ad una, fino a quando una coltre di buio avvolse l’angusto e sperduto borgo di pescatori.
Al primo albeggiare, la Befana, che non aveva preso sonno per tutta la notte, sollevò delicatamente gli artigli della mano con cui Babbo Natale teneva avvinghiato il suo fondo schiena, posandoli delicatamente su di una zona vuota del materasso. Si sedette silenziosamente ai bordi del letto, cercando di recuperare il reggiseno. Il vecchio più anziano del mondo, continuando a ronfare saporitamente, sollevò inconsciamente la mano, alla ricerca dell’oggetto del suo desiderio. Non trovandolo vicino a sé, provò quasi a sbirciare da un occhio. Per evitare che si svegliasse, la Befana gli donò il suo perizoma, acquietandolo prontamente. Fu così in grado di raggiungere e godersi una meritata doccia, anche per scrollarsi dalla pelle l’olezzo del rum e del sugo di renna, cipolle e patate trasmesso da Babbo Natale. Aveva adempiuto all’impegno preso con Carlos, tenendo occupato il vecchio per tutta la notte, e quindi sapeva di avere assolto al suo compito. Se avesse recuperato i suoi indumenti, o almeno anche solo una parte, ne avrebbe approfittato per dileguarsi dalla camera di quella squallida locanda. Stava per iniziare il sacro giorno di Natale: in tutte le case del mondo fervevano i preparativi per il pranzo più importante dell’anno, e lei doveva preparare ancora molte cose prima del sei gennaio. La notte trascorsa con Santa Claus l’aveva prosciugata, perché il vecchio, contrariamente a quanto si potesse supporre, ci sapeva ancora fare sotto le lenzuola, e, quando la giostra partiva, lei non si tirava certo indietro. Per cui quella doccia, oltre che essere ristoratrice, si poteva definire quantomeno salvifica. Quando però le sue vellutate cosce erano ancora insaponate, un rumore sospetto (come di passi sul selciato) la distolse dalle sue preoccupazioni. Ci manca solo, per il sacro giorno di Natale, il solito guardone di turno, per dare un ulteriore tocco di schifezza dopo quella notte troppo squallida! Notò che tra le assi di legno che formavano il muro interno della camera filtravano i primi raggi del sole: quindi era possibile spiare le sue grazie dall’esterno. In effetti, era ancora una ragazza piacente, con un fisico da modella, ben scolpito e ben curato, e poteva destare l’interesse dei soliti perversi curiosi. Magari il sacro giorno di Natale non tutti gli esseri umani erano poi particolarmente buoni… i passi nel selciato si udivano, però, sempre più nitidamente, e non doveva trattarsi più di una sola persona. Forse era meglio sbirciare: non era opportuno che tutto il mondo venisse a conoscenza di quanto successo la notte scorsa, in quanto la Befana che si sbatte Babbo Natale non è un argomento di cui andare fiera. Curiosamente, dalla finestra del bagno la visuale era perfetta: bambini! Una decina di fanciulli, silenziosi ma organizzati, si aggiravano intorno al cortile della locanda “Il gallo d’oro”. Chiquitos: concluse la ragazza. Nient’altro che chiquitos, una banda de ninos, ragazzi sbandati senza nulla da fare, piccole creature di strada cresciute senza l’aiuto di una famiglia, privati della festività natalizia, senza alcuna istruzione o cultura. Notando che il vecchio porco ammirava il suo deretano mentre si sporgeva dalla finestra, la Befana fu lesta a recuperare il perizoma per coprirsi; poi, con noncuranza, provvide ad allacciarsi anche il reggiseno, onde sancire ufficialmente la fine dei bagordi. “Ma cos’è questo odore di bruciato?” Chiese sbadatamente Santa Claus, avvolgendosi sotto le lenzuola. Un pericoloso crepitio di fiamme che ardono accompagnava l’acre olezzo di legna bruciata. In effetti, anche la ragazza concordò che stava per accadere qualcosa di strano: forse era meglio tenere sotto controllo la banda dei ninos. Quando lo scoppio, però, squarciò il cielo, e le fiamme lambirono immediatamente il materasso, Santa Claus compì un balzo così rapido e veloce da stupire la sua stessa concubina. “Al fuoco, al fuoco!” Gridò, visibilmente impaurito, mentre si schiacciava la barba con le dita per spegnere i primi focolai dell’incendio, visibili sul corpo. “Quei dannati ragazzi hanno cosparso la locanda di benzina. Ci vogliono bruciare vivi, quei maledetti!” La Befana lo osservò correre da una parte all’altra della stanza tutto nudo, mentre le fiamme lo sfioravano, e si rivolgevano minacciose anche verso lei. “Smettila di frignare, lurido panzone. Copriti con qualcosa di decente, e corriamo fuori da questa vecchia baracca, priva che le travi della locanda ci crollino in testa!” “E da dove pensi di uscire, vecchia befana? Non vedi che la porta d’ingresso sta bruciando!” Babbo Natale frignava, quasi: sembrava proprio uno di quei bambini a cui non fosse stato consegnato il regalo. “Dalla finestra del bagno: è l’unica stanza protetta, e l’acqua della doccia può tenere a bada le fiamme, almeno per un po’.” “E, secondo te, l’apertura è sufficientemente larga per lasciarmi passare?” Il vecchio più anziano del mondo sembrava tornato un bimbo piccolo, ora. “Certo che ci passerai, se non vuoi fare la fine della tua ultima renna. Saresti proprio un pranzo di Natale originale: Babbo Natale al barbecue non l’ha proprio mai assaggiato nessuno!” Ciò detto, la ragazza, in mutande e reggiseno, balzò fuori dall’angusto anfratto in una sola frazione di secondo, anche perché l’aria, all’interno della stanza, cominciava a diventare irrespirabile. A Santa Claus non restò che seguirla, sconfortato per dover abbandonare il suo tradizionale costume alle fiamme, ma rassegnato per non avere nessun’altra alternativa al piano congegnato dalla bella ragazza. Raggiunsero quasi la riva della spiaggia, sufficientemente lontani dallo scoppiettio del fuoco, attoniti per essere rimasti vittime di un inaspettato attentato piromane. Ma, mentre, confusi ed attoniti, cercavano di coprirsi come meglio potevano, ecco materializzarsi gli autori di quel gesto malsano, che poteva costare la vita di qualche innocente, se non fosse stata la notte della vigilia di Natale, con tutti i clienti della locanda impegnati a casa propria con le loro famiglie, e l’hotel completamente vuoto, tranne che per la stanza incriminata. “Dannati bambini!” Li apostrofò Santa Claus. “Ma cosa vi è saltato in mente? Poteva scapparci il morto! Avete tentato di distruggere una locanda, e, quando arriveranno i gestori, pagherete caro questo gesto infame!” Il vecchio più anziano del mondo, nel pronunciare queste parole, scrutò i ninos ad uno ad uno, e non potè sfuggirgli lo sguardo di collera dipinto sui loro volti. “Come mai non siete tutti a casa, a gustare il pranzo di Natale, e a giocare con i doni ricevuti ieri sera?” Chiese, mentre cercava di coprire con i peli bianchi le parti più intime del suo corpo: non doveva essere un bello spettacolo così nudo, per tutte quelle muchachitas. “E’ proprio questo che ha scatenato il nostro odio verso te:  quest’anno ci hai consegnato i regali tutti sbagliati!” Rispose il ragazzo più grande del gruppo, tale Ernesto, quello che, presumibilmente, doveva essere il capobanda. “Come sbagliati?” Li interrogò la Befana, ed era splendida, alle prime luci dell’alba, sotto i primi raggi di sole, con i lunghi capelli sciolti sulle spalle. “So per certo che stanotte i doni sono stati tutti consegnati, con un regalo speciale per i genitori di ogni famiglia.” “Sì: ma tutti sbagliati!” Ribadì una bambina, di soli otto anni, particolarmente risentita. “Aspettavo Cicciobello con l’ombrello, e ho ricevuto due Power Rangers, quello rosso e quello verde, ed un fucile che spara pallini di gomma verso la parte opposta da quello che ho mirato!” “Ed io cosa dovrei dire?” Si sfogò Ernesto. “Avevo chiesto una pistola ad aria compressa ed ho ricevuto un set di trucchi da spiaggia, più un’intera famiglia di pinguini gonfiabili da far giocare in riva al mare. Ti sembrano giochi adatti alla mia età?” Qualcosa nella distribuzione di Carlos non deve essere andata per il verso giusto, e se questo intoppo è così evidente in questo angusto e sperduto borgo di pescatori del golfo del Messico, non oso pensare cosa possa essere successo in tutto il pianeta: congetturò la Befana, assolutamente a disagio senza le sue vesti, in compagnia di quel lurido essere, colpevole di questa scandalosa interruzione di servizio. Dovrò confrontarmi di nuovo con Carlos, e questo può essere estremamente pericoloso: comunque, la ragazza optò per affrontare in seguito questo inaspettato contrattempo. Prima era più urgente placare le ire dei ninos di strada. Si avvicinò loro, ed iniziò ad accarezzarli dolcemente, uno ad uno, cercando di lenire l’evidente collera. “Ernesto: scambia il tuo regalo con la bambina, e mi sembra che così potreste essere più soddisfatti. Comunque, il sei gennaio sarò di nuovo tra voi, per donarvi il mio carbone dolce, le mie delizie, ancora altri giochi. Tranquillizzatevi: quello che non è andato bene stanotte, sarà sistemato per tale data. Ora, però, tornate dalle vostre famiglie, per trascorrere in serenità la giornata più buona dell’anno.” I bimbi si lasciarono cullare da quei dolci sogni: solo la bimba più piccola, guardando negli occhi la stupenda ragazza in biancheria intima, si lasciò scappare un pensiero ricorrente tra tutta la banda: “Così, però, non ci vendicheremo di Babbo Natale: è ancora lì, bello grassottello, e non ci ha neanche chiesto scusa per gli errori che ha commesso, e poi, non ha il costume: ha solo la barba.” “E’ vero.” La Befana si chinò, per avvicinarsi alla bimba, e contemplarono insieme quell’enorme ciccione, impegnato a cercare di riprendersi dalle orge a cui aveva partecipato la notte precedente, mentre bofonchiava a denti stretti frasi sconnesse in dialetto norvegese: cercava tra le macerie del rogo qualcosa con cui coprire le sue vergogne. “E’ giusto quello che hai notato: ma deve ancora fare i conti con me, e ti assicuro che non la passerà liscia.” La Befana sorrise, con un garbo che conquistò e convinse tutti i bambini: lentamente, si avviarono verso le loro abitazioni, sparse nel piccolo borgo di pescatori. “Ridammi il telefonino: ho urgenza di ricontattare Carlos, deve avere combinato un gran bel pasticcio.” Santa Claus sorrise, beffardo. “Non so neanche dove sia finito, in questo trambusto, il mio telefonino. Mi accontenterei di tornare in possesso, almeno, delle mie mutande.” “Dunque ti sei ripreso dalla sbornia colossale?” La ragazza sperava che il suo complice avesse ristabilito parte delle funzioni cerebrali, per elaborare un piano alternativo al loro mandato. “Ripreso è una parola grossa: ma che è successo stanotte? Ricordo solo la paura che ho provato quando le fiamme lambivano il materasso, un gran mal di testa, ed il tuffo fuori dalla finestra del bagno della locanda per sfuggire al rogo. Corpo di mille slitte: dov’è la mia renna?” la Befana lo riaccompagnò docilmente all’interno di quello che era rimasto della loro stanza d’albergo,  dopo l’incendio. Il rogo era stato domato dai gestori dell’impianto, e la situazione sembrava stesse tornando alla normalità. “La tua renna te la sei cucinata ieri notte, in compagnia di due giovani prostitute, che ho allontanato io stessa dalla camera. Eri talmente sbronzo di rum e di cibo che ti sei inconsciamente dimenticato di andare a fare le consegne proprio alla vigilia della tua festa. A proposito, dove hai messo la slitta?” Il vecchio più anziano del mondo non aveva ritrovato le sue mutande, evidentemente arse nell’incendio, ma, in compenso, aveva recuperato gli abiti di rappresentanza, per la verità leggermente affumicati. Se li infilò come poteva. “Ho barattato la slitta con un narcotrafficante, mio conoscente, per ottenere in cambio le due ragazze e un po’ di roba buona. Avrò diritto anch’io di festeggiare!” “Sì: ma non l’unica notte in cui tutti ti aspettano. Se abbiamo dei privilegi, non mi sembra proprio il caso di buttarli al vento proprio la nella sola occasione in cui ci vengono richiesti.” “Quindi, cosa suggerisci di fare?” Babbo Natale la scrutò, come inebetito. La Befana estrasse il suo arnese di volo, e lo invitò a seguirla. “Monta dietro sulla mia scopa: voleremo da Carlos, e cercheremo di mettere la parola fine a questa squallida e penosa vicenda.” “Si scopa?” Si risvegliò improvvisamente Santa Claus. “Ma certo che ti monto subito, bella ragazza, e sarai tu ad implorare la fine di tutta la vicenda.” Un sorriso attraversò il volto della stupenda fanciulla, quasi un colpo di fulmine, mentre la mano di Babbo Natale accarezzava maliziosa il tatuaggio a forma di farfallina nella zona inguinale. “Tieniti stretto: la mia scopa non è comoda come la tua slitta, ed il viaggio fino da Carlos è lungo e turbolento!” Scomparvero insieme, in alto nel cielo, avvolti dal riflesso azzurro del Mar dei Caraibi.




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