mercoledì 25 aprile 2012

Brevi interviste con uomini schifosi - David Foster Wallace

TRAMA:Con questa nuova raccolta, Wallace fa un passo avanti, se è possibile, sul piano della forma come su quello del contenuto, estremizzando ulteriormente la sua cifra stilistica. Qui le tecniche d'avanguardia sono messe al servizio di una visione crudele almeno quanto atroce è la realtà che mostrano. La scelta della formula «intervista» è a dir poco sarcastica. Wallace, come una creatura posseduta, sente le voci e, come uno sciamano, per esorcizzarle, le risputa sulla pagina, ciascuna con il proprio timbro inconfondibile. Sono le voci di un'America allucinata, che per non crepare si vomita addosso tutto il veleno possibile. Questi uomini «schifosi» sono iene che -vittime o carnefici -divorano ghignando il proprio fianco lacerato. C'è il focomelico che si serve del proprio moncherino come arma di ricatto per portarsi a letto le donne; c'è la depressa che tormenta tutti e riesce a far suicidare la propria analista; c'è l'uomo stuprato da quattro teppisti con una bottiglia di Jack Daniels che gli sfonda le reni; c'è la donna che si esercita con un vibratore comprato al «Mondo adulto» per fare poi pompini al marito; c'è il tipo che quando sta per venire urla: «Vittoria per le forze della libertà democratica»; e c'è il ragazzo sul punto di tuffarsi in piscina, immobile in fondo al trampolino: un fermo immagine dell'irrealtà o dell'iperrealtà che ci costringe in una morsa: tutto il non-tempo che sta tra il Tuffatore del mosaico etrusco e The bigger splash di David Hockney riassunto nel brivido di un adolescente americano.

PUBBLICATO DA: Einaudi (2000) – 290 pp. € 9,30

VOTO: 7

GIUDIZIO: Questo romanzo è composto da una serie di racconti che l’autore scrive con diversi stili: ci sono interviste, racconti brevi, racconti e saggi. In ognuno di essi la mente del protagonista ha un problema e l’autore tenta di mostrarne i vari aspetti soprattutto in relazione alla società in cui viviamo. Alcuni di questi racconti sono dei veri e propri esercizi di stile come “La morte non è la fine” in cui l’immobilità di una situazione diventa sinonimo di calma ed eternità. Il libro in sé è complesso da leggere, le frasi richiedono spesso una seconda lettura e in alcune parti le annotazioni a piè pagina sono parti integranti del racconto stesso. Credo che la recensione ideale di questo romanzo sia contenuta nel saggio “Il dono” scritto da Zadie Smith che apre il romanzo, e che illustra in modo chiaro la filosofia del romanzo stesso e dell’autore; pertanto qui mi limito ad illustrare alcuni contenuti del romanzo per coloro che avranno voglia di approfondirli ed acquisteranno il libro.
“Per sempre lassù” che parla di un ragazzino che vuole tuffarsi da un trampolino ma ha paura. “La persona depressa” parla di una ragazza depressa che vuole ricevere attenzioni, ma non è capace di darne e l’epilogo del racconto è imprevedibile quanto estremo.  “Il diavolo è un tipo impegnato” mostra come la diffidenza generale in cui viviamo ci impedisce di donare gratuitamente oggetti che non ci servono più. “Ottetto” è un altro esperimento molto interessante: una serie di mini quiz in cui dopo un racconto più o meno lungo l’autore chiede al lettore la sua opinione sulla situazione illustrata. Il più paradossale dei miniquiz è contenuto interamente nelle note a fondo pagina e parla di come un farmacista inventa una nuova medicina che vende su internet, ed ha talmente successo che si ritrova imprigionato dentro la propria casa, impossibilitato ad uscirne, perché accerchiato dai suoi clienti che lo vogliono ringraziare di persona e quindi si sono trasferiti con camper e roulotte nei dintorni della sua casa. “Mondo Adulto (I)” parla della vita sessuale di una giovane coppia di sposi in cui lei si sente inadeguata nel soddisfare il marito. In “Mondo Adulto (II)”, scritto in modo schematico e con molte parole abbreviate senza particolari descrittivi, si scoprirà la vera causa dei problemi “sessuali” della giovane coppia di sposini. Il secondo racconto intitolato “Il diavolo è un tipo impegnato” (da notare l’ironia di Wallace nel dare lo stesso titolo a due racconti della stessa raccolta), parla di come una persona che vuole fare un gesto generoso in modo anonimo sia incapace di rimanere anonimo e non ricevere alcuna gratitudine, così facendosi scoprire è come se in qualche modo annulli il valore di generosità del gesto compiuto. “Ancora un altro esempio della porosità di certi confini (VI)” in poco più di una pagina mostra come per una coppia che divorzia, il figlio sia l’ultimo problema a cui pensare. “Sul letto di morte, stringendoti la mano…” parla dell’odio di un padre verso il proprio figlio fin dalla nascita. “Il suicidio come una specie di presente” parla dell’inadeguatezza di una futura madre cresciuta nutrendo costantemente pretese esagerate nei propri confronti. L’autore raggiunge il culmine della sfrontatezza nella breve intervista B.I. n. 40, giugno ’97 in cui viene intervistato un ragazzo con un braccio deforme che usa come arma di seduzione.
Questo e tanto altro è contenuto nelle pagine di questo libro che potrà apparire tanto affascinante quanto ironico, a volte incomprensibile altre geniale. Personalmente l’ho visto come un utile viaggio nella psiche malata della società che ci circonda. Come afferma Zadie Smith nel saggio introduttivo: “In una cultura che ci priva quotidianamente della capacità di usare l’immaginazione, il linguaggio e il pensiero autonomo, una complessità come quella di David, col suo modo di scrivere fatto di frasi ricorrenti e tortuose che richiedono una seconda lettura, è un dono capace di spezzare il ritmo che esclude il pensiero.” Infatti ogni parola che cerchiamo sul dizionario, ogni tortuosa nota che seguiamo a piè di pagina, ogni concetto che mette a dura prova cuore e cervello, contribuiscono a restituirci la nostra capacità di ragionare, pensare e immaginare con la nostra testa; ed ecco spiegate le ragioni del complesso stile di scrittura di Wallace. Di certo posso solo dire che non è una lettura rilassante e scorrevole, ma richiede concentrazione e, più che altro, voglia di capire quello che l’autore ci vuole trasmettere. Per gli appassionati di Wallace sembra che i due romanzi “La scopa del sistema” e “Infinite Jest” abbiano riscosso molto successo, ma personalmente non li ho letti quindi non saprei cosa dire.