mercoledì 12 ottobre 2011

Capelli di luna - Miriam Formenti

La collana ORO dei Romanzi Mondadori ha ristampato un grande successo: "Capelli di Luna" di Miriam Formenti. A distanza di Vent'anni possiamo ritrovare una bellissima storia revisionata dall'autrice per noi lettori.
Da Ottobre è disponibile in tutte le edicole e supermercati.


TRAMA: Francesco Di Vieri è un mercenario al servizio dei Visconti. In passato ha perso tutto, tranne il proprio nome, ma ora che gli si presenta l’opportunità è deciso a riprendersi quello che gli spetta. A ogni costo. Non importa se a farne le spese sarà Viola, la figlia dell’odiato nemico: una fanciulla bella come un angelo, dai capelli così chiari da sembrare accarezzati dai raggi della luna. Da un atto d’amore consumato in una taverna, nascerà in lei il fervore di qualcosa di nuovo ed esaltante. Una grande passione che però l’orgoglio, sospinto dall’impulsività della giovinezza, rischierà di compromettere rendendola infelice per sempre…


PUBBLICATO DA: I romanzi Mondadori


AMBIENTAZIONE: Italia 1351


ESTRATTO



- Basta!
Nell’udire quell’ordine secco, il giovane lanciò nervosamente un’occhiata alle proprie spalle e, dopo aver visto l’uomo che aveva parlato, quasi senza rendersene conto allentò leggermente la presa alla gola della fanciulla.
Vuota di emozioni, con la sola consapevolezza di riuscire nuovamente a respirare, Viola volse lo sguardo nella direzione da cui era venuta quella voce profonda, che apparteneva sicuramente a un forestiero.
Era molto alto, con un corpo asciutto e vigoroso e un viso scuro con scolpita l’espressione sicura e decisa di chi è abituato a vincere. La mano sfiorava con noncuranza l’impugnatura della pesante spada appesa alla cintura del guardacuore di pelle, e anche un idiota avrebbe capito che sapeva usarla molto bene.
- Volete  lasciarla? –  chiese il  nuovo venuto  con ironico garbo.  – E’ delicata, vedete? Non mi piacerebbe che le si facesse del male.
- Questa ragazza è mia, di ché v’impicciate, voi! – sibilò il ragazzo. 
Beffardo, l’uomo sorrise. – Davvero? Non la trattate molto bene. Forse vorrà cambiare accompagnatore. – Lasciatele il collo, dannazione! – ordinò di nuovo in tono secco.  – E se sarete tanto bravo da decidervi in fretta, può essere che mi dimentichi che me l’avete sciupata.
Paura, incertezza, ostinazione, passarono sul viso pallidissimo del giovane.  – Non è certo vostra!
- Devo dimostrarvelo? – replicò l’uomo in tono brusco, mentre con un gesto veloce del braccio destro sguainava la spada- - Non sono mai stato troppo paziente, vero angelo? – si divertì a dire, come se fra lui e la fanciulla ci fosse un’intima conoscenza.
Per il tempo di un secondo, Viola incontrò lo sguardo azzurrissimo del soldato. Il cuore le mancò un battito e un brivido la percorse. Contemporaneamente sentì la stretta intorno alla gola  farsi debolissima e subito dopo era libera.
Ora doveva andarsene!  Non si fidava di quel mercenario, e quello era il momento migliore. Irresistibilmente torno a guardarlo. Era molto bello. I lineamenti un po’ spigolosi del viso  erano addolciti dalla linea quasi sensuale delle labbra e dagli occhi azzurri. Azzurri come il cielo di quel mattino; tanto più luminosi sotto le folte sopracciglia scure, in netto contrasto con la pelle bruna.
Certo era molto diverso da Cesare Branzio,  l’uomo che volevano farle sposare. Tutto in lui era attraente e virile: il corpo alto e muscoloso,  il viso dalle guance scavate, il mento quadrato con una vistosa fossetta sul mento. Erano attraenti quel suo ciuffo scuro  che ricadeva disordinato sulla fronte spaziosa  e quel suo sorriso un po’ ironico che si apriva sui denti  fanciullescamente irregolari.
“Troppo ironico” pensò la fanciulla con  disappunto.
Come se lui avesse intuito le sue intenzioni, con gesto fulmineo  passò la spada nella mano sinistra, garantendo, così, di saperla usare bene quanto l’altra, e con la destra l’afferrò alla vita attirandosela contro.
- Non ho fatto ancora niente, di che vi preoccupate? – le sussurrò all’orecchio con voce morbida. E pungolando con la punta della spada il petto di quell’ostinato ragazzotto,  disse in tono mutato: - Che aspettate, voi? Volete morire?
Il contatto con il mercenario non la disgustava come era accaduto col giovane.  Percepiva distintamente due cose: l’odore gradevole che emanava la sua persona, un misto d’erba e di cuoio,  e le dita forti che le stringevano la vita. Subito dopo, tuttavia, si riebbe e cercò di liberarsi.
- Vi prego di lasciarmi andare!
- No. Questo è qualcosa che non posso fare.
Viola alzò la testa di scatto e lo fissò stupita. Si era aspettata, naturalmente, che lui la trattenesse, ma non che lo ammettesse con quel tono determinato.
- Qualcuno dovrà difendermi da voi, ora?



Brano scelto e adattato dall’autrice



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