lunedì 19 settembre 2011

Il fiore di Scozia - Stefania Auci

Ok lo ammetto sono una patita della Scozia e di tutto ciò che la riguarda. Amo le colline, i laghi delle highlands con quelle montagne frastagliate che fanno da sfondo a un paesaggio magico che ha il potere di farti rivivere epoche passate, certi del fatto che in quei luoghi nulla è cambiato, grazie ad una popolazione che ha troppo rispetto per il proprio background per permettere alle ruspe che accompagnano il progresso di distruggere ciò che a loro è più caro, ciò per cui hanno dato la vita giovani valorosi durante i secoli, rendendo famoso l'orgoglio e l'attaccamento che gli scozzesi hanno per la propria terra.
Mi sono avvicinata alla Scozia grazie a "La straniera" di Diana Gabaldon, poi dopo un viaggio nel 2009 di nove giorni mi sono completamente e perdutamente innamorata e cerco di mantenervi un contatto grazie alla bibliografia che riesco a reperire a riguardo.
E' proprio per questo che ho scovato con piacere questo romanzo d'esordio per Harlequin Mondadori di Stefania Auci dal titolo "Il fiore di Scozia". Ho avuto il piacere di scambiare qualche messaggio con l'autrice qualche tempo fa e che dire, chi può scrivere meglio una storia così se non qualcuno che ha la mia stessa passione per questa terra?
Che dire, non vedo l'ora che venga Ottobre per impossessarmi di questo romanzo che si prospetta gustoso e piacevole.


Ambientato nella tenebrosa Scozia, il romanzo di Stefania Auci, “Fiore di Scozia”, è un romanzo che parla di storia: uomini, amore e guerra, un libro imperdibile per gli amanti del genere.


TRAMA:Scozia, 1745. 
Qualunque cosa accada, io ti aspetterò. Con questa promessa Deirdre ha detto addio ad Alexander alla vigilia della rivolta giacobita guidata da Carlo Stuart. La guerra, tuttavia, distrugge insieme ai sogni di indipendenza degli Scozzesi anche le speranze dei due innamorati. Tornato ad Aberdeen, Alexander scopre infatti che Deirdre ha sposato un altro uomo, il lealista Sean, e che ha reciso ogni legame con il passato. Ma è davvero così? Oppure è stata costretta a quelle nozze? Alexander si ritrova ad affrontare un nemico più insidioso di quelli incontrati sul campo di battaglia. E a combattere per la sua vita e per quella della donna che ama. 


PUBBLICATO DA: Harlequin Mondadori


DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 Ottobre 2011


INTERVISTA DELL'AUTRICE SU EHARMONY.IT


Come è nata la passione per la Scozia?

Per caso, con un viaggio, il primo di molti. E' entrata nell'anima e nel cuore, e non se ne è andata più, e da allora, una parte della mia mente e della mia anima sono rimasti aggrappati alle rocce delle Highlands. Forse ero scozzese, in una vita precedente. O forse era il whiskey della distilleria di Glenfarklas. Molto buono, lo consiglio. Anche quello di Oban non è male.
Il tema della follia di Sean, che resta a suo modo un personaggio intrigante, anche se in negativo, è trattato con una lucidità e un distacco che lo rendono quanto mai realistico. È stato difficile creare una figura tanto innamorata di Deirdre – e quindi vulnerabile – ma nel contempo tanto oscura e malvagia?
Sì e no. Sì, perché, grazie al Cielo, non ho mai avuto il dispiacere di accogliere persone psicopatiche nella mia vita. No, perché nel periodo in cui ho lavorato come legale in uno studio specializzato in diritto di famiglia, ho avuto modo di osservare in quanti modi terribili e raffinati un marito (o una moglie) possa rendere invivibile la vita del coniuge. Alla base, per quanto sia paradossale, c'è sempre e comunque l'amore. Solo che non è un sentimento sano, fondato sul rispetto e sulla condivisione. L'amore malato va al di là della "sana" voglia di possesso della persona amata e diviene "insana" mania di persecuzione. Non è stato facile delinearlo, specie tenendo conto che oggi molte donne, purtroppo, sperimentano sulla loro pelle le ossessioni e la violenza da parte di familiari e compagni. Oggi è possibile per le donne combattere questi fenomeni e uscire dall'incubo di un legame sbagliato. Nel Settecento (ma anche qui in Italia, fino a pochi decenni fa), ciò non era possibile in nessun caso, soprattutto se ci si trovava una posizione di debolezza e/o di subordinazione economica e sociale. E allora la vita si trasformava in un autentico inferno.
Una peculiarità del tuo romanzo, che io personalmente ho apprezzato moltissimo, è quella di indulgere talvolta in aspetti che di solito il genere rosa trascura o "sfuma", quali lo squallore, la sporcizia e la fatiscenza delle città, nonché la miseria e la stanchezza stessa, fisica e psicologica, dei protagonisti. Non temi che ciò possa non piacere alle nostre lettrici? O piuttosto sei convinta che costituisca quel quid che agli altri romance manca?
Allora. Anche a costo di rendermi antipatica, devo dire che ritengo sia importante dare alle lettrici qualcosa di più della semplice, sognante evasione. Un esempio concreto: è più bello ammirare una torta o è più coinvolgente sentirne il sapore, gustarne il profumo? Credo, la seconda ipotesi. (A meno che non si sia a dieta, ma a questo punto, si tratta di sfiga). E' vero che la lettrice di romance vuol rilassarsi ma è anche vero che quella persona, una volta chiuso il libro, torna alla vita reale. Ecco, ciò che io vorrei ottenere con il mio lavoro è creare un'atmosfera realistica, che coinvolga tenendo presente che si parla di persone (e non archetipi) immersi in un contesto storico e sociale ben definito. Chiunque di noi, in una situazione di stress, è stanco, avvilito o furioso. Perché tacere su queste emozioni? Perché non dire che alle carrozze si accompagnava il tanfo di letame dei cavalli? Che non c'era l'acqua corrente, che lavarsi era un lusso e le persone puzzavano? (ok, lo ammetto, l'idea è un po' forte, ma è reale). Non è romantico? Verissimo. Ma è così. A mio avviso - e lo dico da lettrice e da blogger - un romanzo che descriva ambienti e sensazioni in modo accurato ha una marcia in più: mi aiuta a visualizzare, a "entrare meglio" nella storia. Non è un caso che uno dei libri che più apprezzo ci sia "Il Petalo cremisi e il bianco" di M. Faber. Le ricostruzioni degli ambienti e della società vittoriana sono impeccabili e splendide (Va bene, basta parlare di libri... Deformazione professionale, sorry).
Nella descrizione della battaglia di Culloden, cruenta e vivida, si nota un'inconsueta critica nei confronti dell'inettitudine di Bonnie Prince Charles. Questo significa che da parte tua c'è stata una ricerca particolare anche su fonti dell'epoca? Quanto studio da parte tua ha richiesto la stesura di un romanzo come "Fiore di Scozia"?
(Tono dottorale e occhialini sul naso. Mood: professoressa rompiscatole). Lo studio è durato parecchio. Mesi intensi, in cui ho approfondito le vicende storiche e ho letto testi di storiografia, sia pro, sia contro Charles Edward Stuart (quasi tutti nella lingua del Bardo. Ah, il caro zio Will Shakespeare!). La sua è una figura estremamente complessa, su cui si è creata una sorta di mitologia di epoca romantica che ha enfatizzato il lato malinconico del bel principe sfortunato che termina la vita in esilio. La verità è molto più sfaccettata: Charles era un idealista, ma anche un uomo innamorato di se stesso. (SILENZIO! volete una nota sul registro, là in fondo?). Immaturo e inaffidabile sotto numerosi punti di vista, arrivò a tenere il padre, il legittimo sovrano, all'oscuro dell'organizzazione della rivolta; ma impegnò i gioielli di famiglia per finanziarla e convinse personalmente molti clan a partecipare alla rivolta. Aveva un carisma fuori dal comune, ma pessimi consiglieri politici e militari. Un mix pericoloso. Sappiamo tutti com'è finita. (Fine mood professoressa).
Parliamo di Deirdre, un'eroina intelligente, moderna, disposta al sacrificio per amore non solo del suo uomo, ma anche della famiglia e del suo paese. Riflette una parte di te, della donna coraggiosa che vive in una realtà non facile come può essere la Sicilia, o ti sei ispirata a qualcun altro nel creare un personaggio tanto poliedrico e affascinante?
Una persona a me vicina. Io non potrei mai essere così forte o pronta al sacrificio come è Deirdre. Questa persona ha affrontato disgrazie e miserie che avrebbero piegato molte altre persone: una guerra, i bombardamenti, la perdita della casa per un incidente che l'ha privata di tutto. Ha sempre tenuto duro, nonostante tutto e tutti e anzi, ha dato coraggio a chi ne aveva bisogno. Ha lottato, sempre. Lo ha fatto per molti anni per il compagno della sua vita. Un esempio straordinario di amore.
Infine Alexander, duro e tenero, integerrimo e assassino, un uomo dai due volti, irresistibile e tanto vero. Colpisce... e affonda. Non può non fare innamorare. Chi è veramente?
Che bella domanda! Hai descritto Alexander alla perfezione. Paradossalmente, Alex è il personaggio che non ha forti addentellati nella vita reale, nel senso che non esiste una persona di mia conoscenza che abbia tutte le sue caratteristiche (oddio, ce ne sarebbe una che ne possiede due o tre, ma lo dico sottovoce altrimenti si monta la testa) . E' un maschio alfa, su questo non ci piove (e nemmeno ci nevica), ma è sopratutto, una persona che la vita ha colpito nel peggiore dei modi e che trova in se la giusta quantità di rabbia e determinazione per reagire. Non è un asceta o un martire: è un uomo che sa cosa vuole e come ottenerla. Ma sa anche che l'amore ha un prezzo e, alla fine del romanzo, quando ormai tutto è perduto, comprende che c'è ancora qualcosa da dare. E' figlio del suo tempo, frutto di una società in cui era regola uccidere per vendicare un torto subito o rubare il bestiame al vicino per incrementare le proprie mandrie.E comunque, girlz... è un figo pazzesco ;-)