martedì 29 novembre 2011

Studio illegale - Duchesne

TRAMA: Andrea Campi è un professionista serio. Giovane avvocato nella sede milanese del prestigioso studio legale internazionale Flacker Crunthurst and Kropper, si occupa di importanti operazioni societarie percento dei più grandi colossi industriali. Aveva ambizioni, aveva amici, aveva una ragazza. Ora ha prospettive. Lavora fino a notte fonda, mangia pizza e sushi sulla scrivania, vive con un bonsai e parla con il muro. Le giornate scorrono tra pause alla macchinetta del caffè, redazione di contratti e riunioni interminabili, fino al giorno in cui Andrea si trova coinvolto in un nuovo progetto particolarmente delicato. Le responsabilità si moltiplicano, come pure le ore di lavoro e i deliri di un capo sempre su di giri. È l'inizio di un turbine di eventi e incontri che investe l'immobile routine di Andrea spazzandone via certezze ed equilibri. Tra un privato sempre più a rotoli e la catastrofe lavorativa incombente, Andrea arriverà a fare i conti con la sua vita, l'unica professione per la quale non ha mai sostenuto un colloquio.


PUBBLICATO DA:Marsilio (2009) – 318 pp.


VOTO: 7


GIUDIZIO:In questa piacevole tragicommedia ai limiti del fantozziano, Andrea Campi, il protagonista, ci racconta le vite dei giovani avvocati dello Studio Illegale. Vite fatte di frustazione, di cene in ufficio e nottate al pc. Partendo da queste premesse Andrea si rende ben presto conto che la vita che conduce non fa proprio per lui. Tra richieste pressanti del capo, colleghi assillanti, giornate tutte uguali e frenetiche, e vita privata praticamente inesistende, Andrea capisce che per quanto ambiziosa possa essere la sua professione, nella vita non esiste solo il lavoro, e scopre l’amore. La passione nasce tra lui e una collega conosciuta tramite un’azienda cliente del suo studio, Emilia. Inizialmente non sarà facile attaccare bottone, ma la diversità di carattere dei due farà di loro una coppia quasi perfetta.
Il libro è nato dall’originale idea di Duchesne, nickname di un giovane avvocato che resosi conto dell’assurdità della vita professionale decide di raccontare le proprie avventure sul blog http://studioillegale.splinder.com/
Ben presto il blog diviene popolare tra gli “addetti ai lavori”, e così arriva la decisione di scrivere un libro.
Molto interessante da un punto di vista sociale, in quanto descrive quasi alla perfezione i sentimenti di un giovane neolaureato nell’Italia di oggi. Quello che Duchesne racconta del suo studio illegale in realtà si può estendere a molte altre professioni simili e alle vite di quelli che lui stesso definisce i “moderni schiavi”: <<centinaia di professionisti, dai 23/24 anni in su, laureati con ottimi voti, buone competenze linguistiche e una discreta dose di ambizione e volontà>>.
Quando questi moderni schiavi, come accade ad Andrea nel libro, evadono dalla routine frenetica della vita d’ufficio e si fermano un attimo a riflettere, scoprono che il lavoro ha preso il sopravvento sulla vita privata. Trovandosi in questa situazione capiscono che forse è il caso di cambiare qualcosa, prendersi una pausa e riflettere e cogliere l’occasione per capire se quello che si sta facendo è davvero quello che si vuole fare nella propria vita. Leggendo questo libro mi sono tornate in mente le avventure della Andrea Sachs di “Il diavolo veste Prada”, noto romanzo di Lauren Weisberger uscito nel 2006 (pochi anni prima di Studio Illegale) e dal quale è stato tratto l’omonimo film. Andrea Sachs è quella che tre anni dopo Duchesne definisce una moderna schiava, anche lei neolaureata in cerca di prima occupazione, si trova ad essere al servizio di un colosso del mondo della moda; Andrea Campi invece è al servizio di colossi della finanza, cambia il contesto ma non la sostanza. Nell’antichità gli schiavi erano tali non per loro scelta, oggi si diventa schiavi del mondo del lavoro per necessità. Nel nome della crisi sono nati i moderni schiavi, che non si rendono nemmeno conto di essere sopraffatti dal loro lavoro. Il sistema ha trionfato su di loro, costringendoli alla misera vita che fanno in cambio dello stipendio, riducendo i professionisti a vivere giorno e notte in ufficio, gli operai a lavorare senza un minimo di tutela sindacale, e i commercianti a dover chiudere bottega o alzare i prezzi per tener testa alle tasse. Per concludere, spesso si dice che i giovani d’oggi non hanno voglia di lavorare, ma è davvero così? Oppure è colpa di chi ha pensato e reso possibile questa situazione di precarietà generale in cui viviamo e che ha fatto si che la voglia ci stia scappando? Purtroppo il mondo del lavoro spesso non è come lo si immagina dai banchi della scuola o dell’università, e quando ci si scontra con realtà come quelle dello studio illegale di Duchesne si prende coscienza di quello che esso è, o potrebbe essere. Fortunatamente non è così ovunque.