venerdì 2 marzo 2012

The giver - il donatore Lois Lowry

TRAMA:Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando...


PUBBLICATO DA: Giunti Pgg. 256 - 14,50 €


VOTO: 9


GIUDIZIO:Ci troviamo in un'ipotetica società futuristica dove ogni decisione viene presa dal Comitato degli Anziani, a partire dalla scelta del nome di ogni bambino fino alla professione che si andrà ad eseguire per tutta la vita. Ogni nucleo familiare è composto da una Mamma e un Papà a cui vengono assegnati un maschio e una femmina opportunamente partoriti da donne adatte allo scopo e allevati da una squadra di Puericultori. Non esistono guerre, né differenze sociali, malattie o sofferenze; anche il dolore e qualunque pulsione, come quella sessuale, sono stati farmacologicamente eliminati. L'individuo non esiste in quanto tale, ma solo come elemento che compone un delicato ingranaggio: il bene della Comunità è l'unico fine da perseguire, attraverso ferree e crudeli regole da rispettare.
Questo mondo perfetto e sterile, creato dagli uomini per eliminare ogni possibile elemento di disturbo, non conosce i colori, gli odori e le stagioni, ed ogni suo abitante si muove come un automa per essere utile alla collettività; coloro che non lo sono più, come i vecchi, o che non lo sono mai stati, come i neonati imperfetti o irrequieti, vengono congedati.
I membri della Comunità accettano docilmente le regole senza desiderare un'esistenza diversa che non hanno mai conosciuto... nessuno, tranne uno: l'Accoglitore di Memorie, colui che conserva, attraverso i ricordi delle passate generazioni, la storia del mondo come era prima di quel momento, sopportandone il dolore e la sofferenza.
Il protagonista della nostra storia è Jonas, un Undici che sta per diventare un Dodici attraverso una cerimonia importantissima che segna definitivamente la fine dell'età della fanciullezza per ogni ragazzo che, da quel momento, inizia ad essere finalmente importante e produttivo per la Comunità: è in quell'occasione che gli Anziani decidono quale sarà il lavoro che andrà a svolgere, dopo averlo osservato attentamente nel corso degli anni ed averne decretato le attitudini.
Jonas non sta più nella pelle, anche se le emozioni sono una cosa sbagliata, da contenere e da non mostrare mai agli altri che ne potrebbero venire turbati; e rimane quasi sconvolto quando gli viene comunicato di essere prescelto: lui sarà il nuovo Accoglitore di Memorie, la figura forse più importante e onorevole della Comunità.
Attraverso un durissimo addestramento, Jonas riceverà i ricordi di colui che, da quel momento, diventerà il Donatore. In quel periodo, il nostro giovane protagonista conoscerà il dolore, la fame, la guerra e la sofferenza, l'odio ma anche la gioia, il calore di una famiglia vera e il reale significato delle parole amore e affetto. E qualcosa cambia in lui; sì, perché Jonas è diverso dagli altri: ha la capacità, attraverso i suoi strani occhi chiari differenti da quelli della Comunità, di vedere Oltre, di percepire cioè il colore degli oggetti; e anche di sentire un qualcosa di bellissimo che si chiama musica. E' così che inizia a domandarsi se è giusto vivere in un mondo tutto uguale, dove le differenze non ci sono; e se, invece, fossero proprio le differenze a rendere gli individui migliori? E se, anche sbagliando, fosse più giusto poter scegliere? E si chiede cosa ci sia fuori dalla loro Comunità, verso un Altrove che ha visto solo attraverso i ricordi stanchi di un vecchio Donatore...
Devo confessare che, nonostante le ripetute insistenze di un'amica (benedetta lei!), non avevo voluto avvicinarmi a questo libro perché le atmosfere cupe non mi allettavano per niente e perché si trattava di una fantasy di tipo diverso da quelli che di solito prediligo; ora posso dire con certezza che avrei commesso un errore madornale perché The Giver, il primo di una trilogia, è un romanzo bellissimo, uno dei migliori che abbia mai letto.
Crudo e spietato, potente e doloroso come un cazzotto alla bocca dello stomaco, questo piccolo capolavoro rapisce il lettore dalla prima all'ultima pagina, catapultandolo in una dimensione angosciante dove la percezione dell'io viene annullata.
Pubblicato la prima volta nel 1993, The Giver ha ricevuto numerosissimi e meritati premi e riconoscimenti, ed è stato censurato in moltissime scuole americane perché accusato di trattare troppo esplicitamente temi considerati tabù; alla luce del tesoro che ho scoperto dopo averlo letto, non credo di esagerare nel dire che, invece, dovrebbe essere adottato come libro di testo per insegnare ai giovani i rischi che si corrono quando l'uomo e il progresso scientifico si spingono troppo oltre, quando non si può scegliere e quando si perdono i ricordi. La memoria, la nostra e quella delle generazioni prima di noi, è forse il bene più importante e prezioso che abbiamo, e tramandarla a chi verrà dopo è un qualcosa a cui, per evitare di perdere noi stessi, non possiamo assolutamente rinunciare. Ma questo libro dovrebbero leggerlo anche gli adulti, per guardare in faccia una società che rischiamo pericolosamente di creare: la ricerca ossessiva della bellezza e della perfezione, della felicità a tutti i costi, l'uniformarsi a standard considerati universali, tutto questo porta inesorabilmente verso una sola uguaglianza: quella dell'infelicità di tutti.
Ho amato The Giver in ogni suo aspetto, nella trama, nello stile narrativo semplice e chiaro, nei messaggi nascosti fra le sue righe e persino nella copertina: le due mani di un vecchio che libera i ricordi che hanno la forma di farfalle colorate incarna alla perfezione, secondo me, l'anima delicata e poetica di questo romanzo.
Ho provato rabbia e frustrazione per le regole assurde imposte alla Comunità, ho pianto e sofferto per il congedo, un modo elegante per definire l'eutanasia dei vecchi e l'infanticidio programmato dei neonati, ho covato il desiderio di ribellione e, alla fine, ho volato insieme ai due piccoli protagonisti giù dalla collina innevata con la speranza che mi scaldava il cuore... In altre parole, non ho potuto impedire che The Giver mi entrasse dentro, invadesse i miei sensi, toccasse le più profonde corde della mia anima e vi rimanesse per sempre.